La Clinton-Pinchuk Connection ~ The Clinton-Pinchuk connection ~ di Manlio Dinucci

RETE VOLTAIRE | ROMA (ITALIA) | 23 FEBBRAIO 2014 
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JPEG - 19.1 KbVictor Pinchuk

Al tavolo di Kiev in cui è stato negoziato l’accordo formale tra governo, opposizione, Ue e Russia non sedeva ufficialmente alcun rappresentante della potente oligarchia interna che, legata più a Washington e alla Nato che a Bruxelles e alla Ue, spinge l’Ucraina verso l’Occidente. Emble-matico il caso di Victor Pinchuk, 54nne magnate dell’acciaio, classifi-cato dalla rivista Forbes tra gli uomini più ricchi del mondo.

La fortuna di Pinchuk inizia quando nel 2002 sposa Olena, figlia di Leonid Kuchma, secondo presidente dell’Ucraina (1994-2005). Nel 2004 l’illustre suocero privatizza il maggiore complesso siderurgico ucraino, quello di Kryvorizhstal, vendendolo alla società Interpipe, di cui il genero è comproprietario, per 800 milioni di dollari, circa un se-sto del valore reale. La Interpipe monopolizza in tal modo la fabbrica-zione di tubazioni in acciaio. Nel 2007 Pinchuk costituisce l’EastOne Group, società di consulenza per investimenti internazionali, che forni-sce alle multinazionali tutti gli strumenti per penetrare nelle economie dell’Est. Diviene allo stesso tempo proprietario di quattro canali televi-sivi e di un popolare tabloid (Fatti e commenti) con una circolazione di oltre un milione di copie. Non trascura però le opere di bene: crea la Victor Pinchuk Foundation, considerata la maggiore «fondazione filan-tropica» ucraina.

È attraverso questa fondazione che Pinchuk si collega ai Clinton, so-stenendo la Clinton Global Initiative stabilita da Bill e Hillary nel 2005, la cui missione è «riunire i leader globali per creare soluzioni innovative alle sfide mondiali più pressanti». Dietro questo altisonante slogan c’è lo scopo reale: creare una rete internazionale di potenti appoggi a Hilla-ry Clinton, la già first lady che, dopo essere stata senatrice di New York nel 2001-2009 e segretaria di stato nel 2009-2013, tenta di nuovo la sca-lata alla presidenza. La fruttuosa collaborazione inizia nel 2007 quando Bill Clinton ringrazia «Victor e Olena Pinchuk per la loro vigorosa atti-vità sociale e l’appoggio fornito al nostro programma internazionale». Appoggio che Pinchuk concretizza con un primo contributo di 5 milioni di dollari, cui ne seguono altri, alla Clinton Global Initiative. Ciò apre a Pinchuk le porte di Washington: assume per 40mila dollari al mese il lobbista Schoen, che gli organizza una serie di contatti con influenti personaggi, compresa una dozzina di incontri in un anno, tra il 2011 e il 2012, con alti funzionari del Dipartimento di stato. Ciò favorisce anche gli affari, permettendo a Pinchuk di aumentare le esportazioni negli Sta-ti uniti, anche se ora i metallurgici della Pennsylvania e dell’Ohio lo ac-cusano di vendere sottocosto tubi di acciaio negli Usa.

Per rafforzare ulteriormente i legami con gli Stati uniti e l’Occidente, Pinchuk vara la Yalta European Strategy (Yes), «la più grande istituzio-ne sociale di diplomazia pubblica nell’Europa orientale», il cui scopo ufficiale è «aiutare l’Ucraina a svilupparsi in un paese moderno, demo-cratico ed economicamente potente». Grazie alla grossa disponbilità fi-nanziaria di Pinchuk (che solo per festeggiare il suo 50° compleanno in una località sciistica francese ha speso oltre 6 milioni di dollari), la Yes è in grado di tessere una vasta rete di contatti internazionali, che diventa visibile nel meeting annuale organizzato a Yalta. Vi partecipano «oltre 200 politici, diplomatici, statisti, giornalisti, analisti e dirigenti del mondo degli affari provenienti da oltre 20 paesi». Tra questi emergono i nomi di Hillary e Bill Clinton, Condoleezza Rice, Tony Blair, George Soros, Jose Manuel Barroso, Mario Monti (che ha partecipato al mee-ting dello scorso settembre), ai quali si affiancano personaggi meno no-ti, ma non per questo meno influenti, tra cui dirigenti del Fondo mone-tario internazionale. Come ha spiegato Condoleezza Rice al meeting Yes 2012, «le tra-sformazioni democratiche richiedono tempo e pazienza, richiedono ap-poggio dall’esterno così come dall’interno». Un’ottima sintesi della strategia che l’Occidente adotta sotto il manto dell’«appoggio dall’esterno» per favorire le «trasformazioni democratiche». Una strate-gia ormai consolidata, dalla Iugoslavia alla Libia, dalla Siria all’Ucraina: infilare cunei nelle crepe che ogni stato ha, per scardinarne le basi sostenendo o fomentando ribellioni antigovernative (tipo quelle a Kiev, troppo puntuali e organizzate per essere considerate semplice-mente spontanee), mentre si scatena una martellante campagna mediati-ca contro il governo che si vuole abbattere. Per ciò che riguarda l’Ucraina, l’obiettivo è di far crollare lo stato o spaccarlo in due: una parte che entrerebbe nella Nato e nella Ue, un’altra che resterebbe mag-giormente collegata alla Russia. In tale quadro si inserisce la Yalta Eu-ropean Strategy dell’oligarca, amico dei Clinton.

Manlio Dinucci

Fonte
Il Manifesto (Italia)

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Are you familiar with Viktor Pinchuk, the second wealthiest man of Ukraine? This steel magnate has developed a strong network of ties in the West, be it in the United States or in France. A philanthropist, he supports artists and is now sponsoring a “revolution.”

At the table in Kiev where the formal agreement between the government, the opposition, the European Union and Russia was negotiated, there officially sat no representative of the powerful international oligarchy which – with closer ties to Washington and NATO than to Brussels and the EU – is pushing Ukraine towards the West. An emblematic case is Viktor Pinchuk, steel magnate, 54, ranked by Forbes magazine among the richest men in the world.

Pinchuk started amassing his fortune in 2002 when he married Elena, daughter of Leonid Kuchma, the second President of Ukraine (1994-2005). In 2004 his illustrious father-in-law privatized Kryvorizhstal, the largest steel plant in Ukrainia, by selling it to the Interpipe Group, co-owned by his son-in-law, for USD 800 million, about one sixth of its real value. Interpipe thus gained monopoly power over steel pipe production. In 2007, Pinchuk founded EastOne Group Ltd., an international investment advisory company, which provides to multinationals all the tools for penetrating the economies of the East. At the same time, he became the owner of four TV channels plus a popular tabloid (Facts and Comments) with a circulation topping one million copies. Without however neglecting charity, he created the Viktor Pinchuk Foundation, said to be the largest private Ukrainian « philanthropic organization. »

It is through this foundation that Pinchuk bonded with the Clintons, by supporting the Clinton Global Initiative established in 2005 by Bill and Hillary, whose mission is to “convene global leaders to create and implement innovative solutions to the world’s most pressing challenges.” Behind this shimmering slogan lies the real goal: to create a strong international support network for Hillary Clinton, the former first lady who, after serving as New York Senator in 2001-2009 and Secretary of State in 2009-2013, is undertaking her second climb to the presidency.

Their fruitful collaboration began in 2007 when Bill Clinton thanked “Viktor and Elena Pinchuk for their vigorous social activity and the support provided to our international program.” That Pinchuk support translates into a first 5 million dollar contribution, followed by others, to the Clinton Global Initiative. This opened the doors to Pinchuk in Washington: for 40,000 dollars a month, he hired lobbyist Daniel E. Schoen, who organized a series of contacts with influential figures, including a dozen meetings in one year, between 2011 and 2012, with State Department officials. This proved to be excellent for business, allowing Pinchuk to increase his exports to the United States, although metallurgists in Pennsylvania and Ohio now accuse him of undercutting U.S. steel tube prices.

To further strengthen his ties with the United States and the West, Pinchuk launched the Yalta European Strategy (YES), “Eastern Europe’s largest social institution of public diplomacy,” whose official objective is to “help Ukraine develop into a modern, democratic and economically efficient country.” Thanks to Pinchuk’s financial capacity (he just splurged more than $ 5 million for his 50th birthday celebration in a posh French ski resort), the YES was in a position to set up a wide network of international contacts , which came to light at the annual meeting held in Yalta. It brought together “over 200 politicians, diplomats, statesmen, journalists, analysts and business leaders from more than 20 countries.” Among these, the names that most stand out are Hillary and Bill Clinton, Condoleezza Rice, Tony Blair, George Soros, José Manuel Barroso and Mario Monti ( who attended the meeting last September), alongside other lesser-known characters, but not any less influential, including leaders of the International Monetary Fund.

As Condoleezza Rice put it at the YES meeting in 2012, “Democratic transformations require time, require patience, require support. From outside as well as from inside.” An excellent summary of the strategy adopted by the West under the cloak of “outside support” to promote “democratic change.” A strategy amply consolidated from Yugoslavia to Libya, from Syria to Ukraine, which consists in driving a wedge between the cracks existing in any State and shake up its foundations by supporting or fomenting anti-government riots (like those in Kiev, too punctual and organized to be considered as merely spontaneous ), underpinned by a fever-pitch media campaign against the government marked for elimination. As regards Ukraine, the objective is to bring down the State or break it in two: one part that would join NATO and the EU; one that would remain largely connected to Russia. The Yalta European Strategy of the Clintons’ oligarch buddy fits into this context.

Manlio Dinucci

Source
Il Manifesto (Italy)

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One thought on “La Clinton-Pinchuk Connection ~ The Clinton-Pinchuk connection ~ di Manlio Dinucci

  1. Pingback: Current Hillary Clinton Scandals from Ukraine to Libya … what difference does it make (mad cackling) | Dogma and Geopolitics

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